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Racconti

Inaugurazione della Facoltà

La notte prima dell’inaugurazione – Memorie di un tecnico – Sig. Roberto Formentini

Quella notte, nonostante le febbrili attività che si erano succedute durante tutta la giornata, sembrava uguale alle precedenti: era già Dicembre ed erano le prime nebbie a scandire il ritmo sonnolento dei giorni di un autunno inoltrato fin troppo padano. Stavo rientrando a casa dopo aver bevuto una birra con gli amici in uno dei tanti locali del centro storico e, abitando in provincia verso il bolognese, inconsapevolmente per abitudine, stavo passando dalla nuova rotonda di fronte alla facoltà. In quel momento mi balena nella mente che Carla, la nostra infaticabile collega della Presidenza, mi aveva fatto avere un paio di inviti per assistere alla cerimonia ufficiale di inaugurazione in Aula Magna. Naturalmente a me non servivano essendo io già comandato in servizio per tutto l’evento come addetto al primo soccorso, l’idea però era che i miei genitori sarebbero stati molto felici di partecipare alla cerimonia. Nessun problema – penso, mi fermo un attimo in ufficio e li prendo prima di rincasare. Un istante dopo sono nel mio ufficio, prendo gli inviti, mi sto avviando all’auto, quando odo, proveniente dall’edificio di facoltà immerso nella nebbia, un gorgoglio d’acqua “che strano” – penso – “non ci sono tubi di scarico esterni da quella parte” avvicinandomi lentamente alla costruzione. Arrivato sulla strada che costeggia il palazzo, mi blocco stupefatto: dalla balaustra della vetrata centrale del primo piano sta cadendo acqua!! Preoccupato, corro verso l’ingresso principale, fatico a trovare la chiave, mescolata con altre decine delle varie strutture, la trovo, entro, percorro in una manciata di secondi le scale e mi trovo di fronte ad un lago che si era distribuito su tutto il piano inghiottendo pedane tappeti e tutto ciò che si trovava a terra. La cosa peggiore però è che l’acqua proveniva dal soffitto del secondo piano e stava filtrando dal controsoffitto, scendendo dalle colonne!! Preparato al peggio, percorro anche le altre due rampe che mi separano dall’ultimo piano e mi trovo davanti la scena che Ridley Scott aveva creato appositamente per la scena della stiva della Nostromo in Alien!! Vapore ovunque; controsoffitto crollato da cui pendevano, ancora accese, le plafoniere di illuminazione intrise d’acqua; diverse condutture del riscaldamento divelte dalla pressione da cui sta fuoriuscendo vapore misto ad acqua; muri macchiati dall’acqua ferruginosa che era contenuta nell’impianto. Ok calma! Niente panico, ripasso i ricordi del corso di pronto intervento; 1) mettere in sicurezza se è possibile la zona; 2) chiamare i vigili del fuoco; 3) e poi? Domani alle 9 ci sarà tutto il gotha dell’università, il ministro e anche la laurea a Montezemolo….. Un disastro!! Arrivano i vigili del fuoco, togliamo tensione all’edificio, chiudiamo l’acqua e circoscriviamo la zona. Fine! Nel frattempo sono le 2, chi chiamare dei nostri? Decido di puntare in alto! Tanto peggio di così! Tanto vale avvertire il Preside ed il Rettore. Non ho il numero di casa, meno male che la rete funziona ancora! Torno nel mio ufficio e chiamo il Rettore a casa, mi risponde la moglie a cui spiego tutto, lei di rimando, pensando ad uno scherzo, mi risponde con calma e sufficienza che avrebbe avvertito il marito la mattina seguente! Ok speriamo presto! Poi riesco a trovare il numero del Prof. Barozzi a Bologna, chiamo, mi risponde una voce calma e rassicurante, è lui! “Professore?” – “Si, dimmi Formentini…” (per niente infastidito dall’ora e dall’interlocutore!) – “Professore sono io, Formentini, volevo dirle… qui alla facoltà…. non so cosa è successo! è tutto allagato… sta uscendo vapore dal soffitto… ho chiamato i vigili del fuoco, abbiamo staccato l’energia elettrica… chiuso l’acqua!”“Come?” – “Ma non credo che domani riusciamo a fare l’inaugurazione!!” – Silenzio – passano una manciata di secondi che paiono minuti!! Poi io incalzo: “Prof.? Tutto bene?” – dall’altra parte: “no!, non è possibile!, no!, non è possibile!” e lo ripete come una nenia. Io: “Prof.? Sta bene? Ha nessuno lì vicino?”. Dopo qualche decina di secondi decidiamo sul da farsi: Lui avrebbe chiamato tutti i numeri a sua disposizione, Io avrei circoscritto l’area per la mattina seguente. All’indomani, mi presento verso le 8 in facoltà e, con mio stupore, vedo il Rettore assieme al Preside, già lì a coordinare l’esercito di pulitori e maestranze varie che con aspirapolvere, stracci e quant’altro cercano di rimediare al disastro. Verso le 9 tutto è di nuovo a posto: il pavimento asciugato, i punti in cui le gocce cadono ancora dal soffitto tra i due piani, abilmente camuffati da vasi di piante che si inerpicano sino al soffitto! Eravamo riusciti a rispettare il programma!! A chi ci chiedeva il motivo di tanto verde veniva risposto: “Noi puntiamo tutto sull’ambiente!”.
Il lunedì seguente, a corollario dell’avventura, il controsoffitto di fronte all’aula magna era crollato completamente, ma si sa’, alla Domenica la facoltà è chiusa!!

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La notte prima dell’inaugurazione – Memorie del Preside di allora, Prof. Giovanni Sebastiano Barozzi

La notte del 1 Dicembre 2000 il Preside si sentiva, tutto sommato, tranquillo. Tutto, o quasi tutto, era stato predisposto nel migliore dei modi per il grande evento del giorno dopo: l’inaugurazione della nuova sede, fissata da tempo per sabato, il 2 Dicembre. L’Aula Magna era stata predisposta con cura, eliminando la prima fila di banchi per sostituirla con comode poltroncine, riservate agli ospiti d’onore. E che ospiti! Il Ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, On. Ortensio Zecchino, il Sindaco di Modena, il Presidente della Provincia, il Prefetto, il Rettore, e l’Avv. Luca Cordero di Montezemolo, Presidente della Ferrari, cui, per l’occasione, veniva conferita la Laurea ad Honorem in Ingegneria Meccanica, la prima Laurea conferita dalla giovane Facoltà in concomitanza con il suo decennale.
Aveva lavorato tanto il Preside per l’evento, con il validissimo aiuto di tutti, colleghi, personale di presidenza e dei dipartimenti, amministrazione centrale e servizi tecnici.
Tutto a posto dunque, anche le piante ornamentali prestate cortesemente dall’Orto Botanico. Solo quel secchio al centro del corridoio al secondo piano lasciava qualche perplessità. Sì perché, in un sussulto di cautela, l’Ufficio Tecnico aveva provveduto a chiamare l’assistenza impiantistica (svolta da una dimenticabile impresa romana) per il collaudo a pieno regime dell’impianto di riscaldamento. I tecnici avevano eseguito tranquillizzanti controlli e se n’erano andati a tarda sera. Da uno scambiatore a soffitto si era però presto evidenziato un piccolo gocciolamento, sul corridoio del 2° piano, appunto. A nulla erano servite le immediate chiamate agli operatori, che ben si guardarono dal rispondere. Beh, niente di preoccupante, solo un modesto gocciolamento, al secondo piano poi, ove non erano previsti eventi.
Dunque non restava all’ancor valido preside che rifinire il suo bel discorso, quello che il giorno dopo, davanti ad un pubblico di prima qualità, avrebbe ricordato la breve storia e descritto la nuova realtà della Facoltà. Con Alberto Greco, dell’Ufficio Stampa, si era fatto un buon lavoro, dettagliato, ma si sa, occorre sempre un’ultima limatura. E quella si può fare solo a casa, la sera, nel silenzio. Era meticoloso il Preside, e la rilettura lo portò, quasi senza avvedersene, quasi alle due di notte, quando, serenamente soddisfatto, il Preside si avviò verso il meritato riposo.
Il sig. Roberto Formentini, tecnico del DSI, per misteriose e mai chiarite ragioni, si trovava a passare dal Campus di Ingegneria verso le 2 di notte. Nota un curioso gorgogliamento di acqua dalla facciata dell’edificio di facoltà. Reagisce prontamente il tecnico Formentini, non si perde d’animo: avvisa il servizio elettrico, la polizia urbana, i vigili del fuoco, gli idraulici, gli elettricisti. Telefona anche al Rettore e finalmente al Preside: “Non si può fare la cerimonia domattina, la Facoltà è allagata, bisogna disdire e rimandare tutto” dice all’attonito.
Il Preside, a sua volta investito del problema, inanella una serie di spericolate quanto inutili telefonate notturne ai più svariati enti e indirizzi di pronto intervento. In tale contesto di particolare rilievo morale è il colloquio con il Magnifico che, svegliato in piena notte, mostra il massimo sangue freddo “ci pensiamo domattina”, il Principe di Condè non avrebbe saputo reagire meglio.
Alle ore 5 del 2 Dicembre 2000, il Preside, corredato di bottiglietta di acqua di Lourdes (il reperto è ancor oggi conservato presso la Facoltà) provvidenzialmente consegnatagli da sua moglie, si avvia in auto verso la Facoltà, accompagnato dai più foschi pensieri.
Alle ore 6 lo spettacolo che si presenta ai suoi occhi è il seguente: una ridente cascatella d’acqua scende dalla base della grande finestra centrale della facoltà. Nella penombra lo spettacolo ha un suo fascino, ma il povero preside non riesce in quel momento ad apprezzarlo debitamente. Tutto tace all’interno: il corridoio al secondo piano è allagato e da questo l’acqua cola al primo piano lungo i pilastri e filtra infine sulla facciata attraverso la base della finestratura.
Alle 7 circa si presenta la signora delle pulizie che, con paziente coraggio, inizia a raccogliere acqua dai pavimenti (impresa paragonabile a quella evocata da Sant’Agostino); il Preside volenterosamente partecipa al disperato sforzo, tanto per non pensare. Intanto, però, l’encomiabile sig. Formentini ha provveduto a far arrivare gli elettricisti, e almeno, adesso la corrente c’è. Acqua di Lourdes. Alle 8 si materializza l’Arcangelo Gabriele sotto le mentite spoglie del signor Neri, titolare della ditta incaricata del banchetto, ma anche uomo tuttofare di Ferrari spa. Telefona, come per incanto compaiono squadre di addetti e pompe aspiranti, l’acqua scompare, due belle piante vengono strategicamente posizionate ai lati della vetrata, di fronte all’aula magna, ad occultare le gocce che ancora scendono insistenti. Alle 9, davanti ad un amorevole quanto attonito prof. Cecchi, il Preside, nel suo ufficio, ha una crisi di pianto.
Arrivano gli ospiti. La cerimonia può incominciare.

 

Il cacciatore di Stelle

Il Cacciatore di Stelle – Prof. Rodolfo Cecchi                                                                                                                                                                           DSCN0660

Verso la fine del 2008 nel Campus di Ingegneria a Modena è stato collocato, a rappresentare le capacità umane di ingegno e di realizzazione, un esemplare di aviogetto F-104 Starfighter. Le importanti soluzioni scientifiche e le innovazioni tecnologiche che (ai primi anni ’50) ne avevano caratterizzato il progetto e la costruzione riguardarono lo studio dei materiali (primo esempio nell’uso di leghe al titanio), dell’aerodinamica, dell’elettronica, della meccanica, della motoristica, facendone un velivolo che per primo superava ( in realtà più che raddoppiava) in volo orizzontale la velocità del suono. Tutto ciò, insieme al fatto di simboleggiare la realizzazione dell’antico sogno leonardesco del volo, ben riassumeva le qualità e la scienza che caratterizzano gli studi di Ingegneria. E’ parso perciò opportuno ricordare brevemente le fasi salienti della vicenda che, nel secondo decennio della nostra Facoltà, ha portato ad averlo come Gate Guardian della stessa.
Nel corso del 2003, una delegazione dell’Ateneo con l’allora Rettore Gian Carlo Pellacani e della quale facevo parte come Prorettore, si recò a Torino presso gli stabilimenti Alenia Aeronautica per partecipare ad una giornata scientifica relativa al Diritto Aeronautico (disciplina nella quale il nostro Ateneo vanta una notevole tradizione), con inclusa visita alle linee di allestimento e montaggio (per la parte di competenza italiana) dell’Eurofighter Typhoon (EFA), destinato di lì a poco a sostituire nella nostra Aeronautica l’F-104. L’aver là incontrato casualmente l’Ing. Antonio Lamanna, già mio studente quale Allievo presso l’Accademia di Modena e poi passato ad Alenia, ove era l’Head of Quality per la messa in linea di volo dell’EFA presso il 4° Stormo di Grosseto, segnò l’inizio di questa storia. Sondammo infatti la possibilità di ottenere un velivolo da esporre nel Campus di Ingegneria e ci fu assicurato il necessario interessamento.

Il 12 Gennaio 2004 l’Ateneo presentò all’Aeronautica domanda di assegnazione di un F-104 in dismissione. Vale la pena di dare qualche cenno storico su quell’aereo. L’F-104 fu progettato dallo staff di ingegneri della Lockeed ed in particolare dal loro celebre capo, l’Ing. Clarence L. “Kelly” Johnson. Dopo appena due anni dall’inizio del progetto (oggi ne servono 10/15), il prototipo XF-104 fece il suo primo volo a Edwards (USA) il 4 Marzo 1954, per poi essere realizzato, nelle varie versioni, in quasi 3000 esemplari di F-104 diffusi in tutto il mondo. In Italia il primo esemplare fu consegnato nel Marzo 1963 all’allora 4a Aerobrigata di Grosseto che, nell’agosto 1964, qualificò il suo primo pilota nel proprio IX° Gruppo, caratterizzato dallo stemma del Cavallino rampante. Le qualità rivoluzionarie di progetto facevano sì che l’F-104S, con un peso massimo al decollo di 14 tonnellate ed una apertura alare di soli 6,68 metri, raggiungesse una velocità di 2,2 mach (2.332 km/h) alla quota di 11.000 metri e di 1,2 mach (1.480 km/h) se a livello del suolo, per arrivare a circa 18.000 metri di tangenza con un rateo di salita pari a 270 m/s, grazie anche ad un eccezionale motore a getto capace di una spinta massima di 8.165 kg con postbruciatore. Da qui il nome di “missile with a men in it”. I nostri piloti qualificati al volo arrivarono negli anni a 1.241 unità ed il velivolo uscì di linea in Italia il 31 Ottobre 2004, dopo ben 40 anni di servizio nel nostro Paese (e dopo 50 dal suo primo volo, il che ne fa l’aereo più longevo di sempre).
In data 6 Aprile 2005 vi fu un primo parere favorevole dell’Aeronautica. Qualche disguido burocratico allungò i tempi, ma infine la pratica divenne operativa il 26 Giugno 2006 quando fu specificata anche la matricola (F-104S ASA-M ex M.M. 6848) dell’aereo assegnato.
Nel frattempo, ancora con la preziosa collaborazione dell’Ing. Lamanna, era stato effettuato un ampio studio comparato delle varie modalità di installazione al suolo di F-104 nel mondo (Cina compresa…). Mentre, per varie ragioni, la maggior parte di queste (certamente più semplici dal punto di vista realizzativo e del calcolo) ci parve insoddisfacente, fu deciso di sviluppare esteticamente e strutturalmente il motivo di una soluzione adottata in Svezia presso la Volvo Aerospace, che prevedeva il sostegno dell’aereo nei tre vani del carrello di atterraggio. Per lo sviluppo, la realizzazione ed il collocamento dell’aereo sul supporto fu contattata una ditta specializzata, la Mario Gritti Carpenterie Metalliche di Cava dei Tirreni (SA) nella persona del Geom. Riccardo Gritti; il contratto in questione venne stipulato il 3 Ottobre 2006. Il 19 Ottobre 2007 la Commissione per la Qualità Architettonica e il Paesaggio del Comune di Modena espresse parere favorevole all’ installazione del velivolo con le modalità progettuali da noi definite. L’allestimento prescelto innalza e sostiene il peso a vuoto di 3,3 tonnellate dell’aereo (che di suo ha lunghezza di 16,69 metri e apertura alare di 6,68 metri con una superficie alare di 18,22 m2) con un’inclinazione del velivolo di 20° verso l’alto e di 15° verso destra, conseguendo un effetto estetico di sapore vagamente futurista.
L’aereo giunse nel campus il 31 Marzo 2008 con i veicoli ed il personale del 9° Stormo di Grazzanise (CE), quello deputato alla messa fuori servizio di tutti i mezzi aerei. Un primo verbale di consegna del velivolo all’Ateneo in prestito a titolo gratuito per dieci anni venne firmato da me nella stessa data ( ufficialmente avrà poi il Prot. 23503 del 20 Ottobre 2008). Da ultimo, il 17 Aprile 2008 la Ditta Gritti e gli specialisti del 9° Stormo collocarono l’F-104 sul suo piedistallo.
Infine, con l’inaugurazione ufficiale, si giunge anche al termine di questa cronistoria che spazia su quasi cinque anni. Al cospetto delle Autorità, dei Docenti e degli Studenti, essa si tiene l’8 Ottobre 2008. Tra le tante presenze, vanno ricordate quelle dell’Ing. Antonio Lamanna di Alenia, del Comandante del 4° Stormo Col. Achille Cazzaniga, del Comandante del IX° Gruppo T.Col. Andrea Argieri e del T. Col. Ing. Germano Longo, responsabile dei Servizi Tecnici dello Stormo. Dopo gli interventi in Aula Magna del Rettore Pellacani, del Preside Cantore e del Comandante Argieri, si taglia simbolicamente il nastro inaugurale. L’aereo porta le insegne del 4° stormo di Grosseto (quello stesso che vide alzarsi il primo F-104), il numero 1 del Comandante del IX° Gruppo e soprattutto lo stemma di quel Gruppo, il Cavallino rampante, così caro ai Modenesi (e non solo): quasi un presagio dell’intitolazione della nostra Facoltà di Ingegneria ad Enzo Ferrari.

E qui la storia si conclude. Resta il Cacciatore di Stelle, che sembra sempre in procinto di prendere il volo. Ha già degli estimatori. Diversi siti internet di allestimenti per F-104 hanno contattato l’Ateneo. Uno stupendo volume di Gianfranco Levoni (“Modena”, Ed.ArteStampa, 2009, pag. 159) lo raffigura con la didascalia: Facoltà di Ingegneria. Un altro libro (“Aperto anche il Lunedì- Arte Contemporanea Open Air a Modena e Provincia”, Ed. Elis Colombini, 2010, pp.178-179), ne riporta peculiarità storiche ed artistiche. Gli esperti del genere dicono che sia una delle più belle installazioni a terra di F-104. Se è vero, fa piacere.
Ma non era questo lo scopo del nostro Starfighter. Il suo compito, nelle intenzioni dell’Ateneo, è quello di ricordare ai giovani del Campus che lo studio, la perseveranza, la passione permettono all’ uomo ed alla sua intelligenza di dar corpo anche ai sogni. Come era un sogno quello di volare.
E di saper guardare sempre in alto. Verso le stelle, appunto.

Intitolazione della Facoltà a Enzo Ferrari

Il giorno 16 Giugno 2010 presso l’Aula Magna del Complesso di Ingegneria come tributo all’impegno profuso dal “Drake” alla nascita a Modena della Facoltà di Ingegneria il corpo accademico modenese dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia ha deciso di dedicare al fondatore della casa del Cavallino Rampante uno dei suoi luoghi simbolo, ovvero proprio la facoltà di Ingegneria.

“Considerata la forte integrazione della nostra facoltà con il territorio modenese e la rilevanza delle realtà produttive nel settore della meccanica e dell’automobilismo, in particolare quello sportivo, per il quale Enzo Ferrari è da sempre il simbolo modenese nel mondo, – dichiara il Preside della facoltà di Ingegneria Modena prof. Giuseppe Cantore – abbiamo ritenuto che la proposta di intitolare la facoltà all’Ingegner Enzo Ferrari possa contribuire a renderla più nota nel mondo e a caratterizzarla per la sua forte vocazione all’integrazione con la realtà produttiva locale, della quale, anche al di là del settore automotive, Enzo Ferrari è l’espressione più prestigiosa”.

PH©ELISABETTA BARACCHI

La cerimonia di intitolazione, alla presenza del Presidente della Ferrari S.p.A. Luca di Montezemolo, del figlio Piero Ferrari, sono stati invitati i laureati ad honorem della Facoltà, che in questi anni hanno conseguito le insegne dottorali ed il Sigillo dell’Ateneo: Franco Stefani della System, Luciano Passoni della SIR, Vero Greco della Rossi Motoriduttori, Ivano Passini della Italtractor ed Alberto Mantovani della Mantovani Benne.

Saluto del Rettore

Discorso del Preside

Comunicato stampa

 

 

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